Elezioni, i commenti dei leaders

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Silvio Berlusconi (Pdl)
Berlusconi è rimasto veramente sorpreso dalla così alta percentuale di astensionismo e si è detto «certo» che un’affluenza alle urne vicina all’80% – come quella che si è registrata nel voto politico del 2008 – gli avrebbe fatto superare il tetto del 40% in queste Europee. La delusione del premier è la stessa che si legge in faccia a più d’uno nel quartier generale del Pdl, in via dell’Umiltà, a Roma. Anche se, in diverse trasmissioni tv, i big del partito vanno a spiegare che invece la maggioranza (compresa la Lega) è cresciuta rispetto alle ultime Europee e ha registrato solo una lieve flessione rispetto alle politiche.

Dario Franceschini (Pd)
«Il governo è ben sotto il 50%. Oggi è minoranza nel Paese, visto che i voti del Pdl e della Lega messi insieme raggiungono il 45,2%»: lo ha detto Dario Franceschini nella prima conferenza stampa di commento dei risultati della Europee. Il leader del Pd ha letto e citato una serie di affermazioni di Berlusconi a partire da maggio, in cui il presidente del Consiglio affermava che i sondaggi davano il Pdl «oltre il 40%, in alcuni casi al 45%»: «Questa avanzata straordinaria non c’è stata. Siamo 10 punti sotto i sondaggi sbandierati. Oltretutto, in un contesto europeo di avanzata delle destre». Secondo Franceschini, insomma «oggi il governo è in minoranza nel Paese», anche perché «sono stati loro a impostare la campagna come una verifica del governo, e oggi si ritrovano incontestabilmente minoranza. E poi c’era anche il referendum sulla figura del premier, anche questo negativo: dopo un anno di governo, quando chi guida il Paese è in genere all’apice della popolarità, la destra italiana è l’unica in Europa ad arretrare».

Umberto Bossi (Lega Nord)
«Sì sono soddisfatto»: lo ha detto il ministro per le Riforme e leader della Lega, raggiunto telefonicamente dall’agenzia Ansa, commentando l’esito delle Europee. A chi gli ha ricordato che ieri aveva espresso «cautela» sul risultato della Lega alle Europee, ha risposto che «un conto sono le sensazioni, un conto è il ragionamento, e partivo dal presupposto che noi non siamo mai andati bene nelle Europee rispetto ai risultati che invece abbiamo nelle politiche». Sul buon risultato ottenuto dalla Lega nelle regioni tradizionalmente “rosse”, Bossi ha detto che «è un risultato importante: lo avevo detto che la Lega ottiene voti anche da coloro che votavano a sinistra e che non si sentono più rappresentati e poi in quei posti sono andato io in campagna elettorale a fare i comizi». Rispetto a ieri, però, secondo Bossi in Italia «non cambia niente»: il risultato delle Europee, insomma, non avrà influenza sulla politica interna e sul governo.

Antonio Di Pietro (Idv)
«Da domani – ha detto l’ex magistrato – non saremo più opposizione, ma una concreta alternativa a questo governo», il cui «modello, che continuiamo a definire “fascista e piduista”, non ci piace affatto». L’Idv, secondo quanto precisato da Di Pietro, non chiude le porte in faccia a nessuno, né pone alcun aut-aut come ha fatto, invece, il leader dell’Udc, ma è chiaro che il Pd dovrà fare i conti con Di Pietro e obbligarsi a «una scelta di campo ben chiara». L’Italia dei Valori, ha detto Di Pietro, «si considera ormai la co-fondatrice di una vera alternativa di governo»; il che significa che punta tutto su «programmi e persone».

Pier Ferdinando Casini (Udc)
«L’Udc è stato premiato e siamo soddisfatti, mentre il bipartitismo ha avuto una dura lezione»: lo ha detto nella notte Pier Ferdinando Casini, commentando le proiezioni sui risultati che collocano l’Udc sopra il 6% alle Europee. «Quella trascorsa è stata una brutta campagna elettorale, non si è parlato dei bisogni degli italiani, mentre ci si è occupato di veline e altro. Noi abbiamo chiesto un voto in più per capire se la nostra sfida, di creare un partito della nazione, aveva gambe per andare avanti. E abbiamo avuto una conferma». Secondo Casini, «c’è un 15% di elettori che non ha rappresentanza e questo è il segno che questo bipartitismo non c’è. Pd e Pdl insieme hanno il 60%, Di Pietro si gonfia di un voto di protesta a danno del Pd, mentre dall’altra parte c’è la Lega che è diventata un partito di protesta e di proposta. Il Pdl paga la scelta sbagliata di individuare un alleato privilegiato nella Lega. Noi abbiamo parlato dei problemi degli italiani con serietà e costanza. Per questo siamo stati premiati».

Elezioni, i commenti dei leadersultima modifica: 2009-06-09T14:26:30+02:00da doc1a
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